L'aspirapolvere

L'aspirapolvere

di Rita Fortunato

La domenica mattina è dedicata al riposo e, di solito, il riposo è accompagnato dal silenzio. A casa Pauli non è così. Alle sette di mattina, puntualissimo, il buongiorno è dato dall’aspirapolvere. “Mamma, ma di tutti i giorni della settimana, proprio di domenica devi passare l’aspirapolvere?“ brontola Miriana. La ragazza osserva la madre, che vola energica e pimpante da una stanza all’altra guidando il fedele e rumoroso folletto. Come ogni domenica, parte dall’ingresso principale e, anche se le porte delle camere da letto che si trovano ai lati del corridoio sono chiuse, è difficile non sentire.

Madre e aspirapolvere, sono unite nel loro obiettivo di far da colonna sonora a un non dolce risveglio. Vira a destra nel salotto e raggiunge la cucina per poi uscirne e rientrare in bagno. Casa Pauli è piena di porte: non esiste uno spazio che non comunichi con l’altro. Ad eccezione del bagno, unica isola di privacy alla quale, per accedere, è necessario un consiglio di guerra anche in tempi di pace.

Miriana ha seguito la madre fino in cucina. In pigiama e ancora troppo assonnata per esprimere le sue lamentele ad alta voce. Non è semplice contrastare quella di un’aspirapolvere vecchia come il cucco e che non si decide a esalare l’ultimo sbuffo per lasciar dormire la gente di domenica mattina. La ragazza approfitta dello spegnimento e del cambio presa per dire la sua, ma mamma Pauli non si lascia intenerire: “Così, dopo, siamo liberi di far quello che ci pare. Magari potremmo andare anche a pranzo fuori”. “Ma, la scopa? Quella è silenziosa, non puoi usare quella?” “Quella sparge e basta. Le pulizie o si fanno bene o non si fanno affatto”. “E di domenica, potresti non fare le pulizie, scusa?”

Anche padre e fratello di sono svegliati. Rassegnati al rito domenicale approfittano della discussione tra madre e figlia per spartirsi il bagno. Sanno che è inutile ribattere perché ogni domenica è la stessa storia, se è bel tempo. Quando piove, invece, l’aspirapolvere rimane chiuso nello sgabuzzino e si sente un altro rumore, quello del vecchio tagliere in legno che si posa sul tavolo della cucina. È il momento in cui mamma Pauli stende la farina sul piano e il ragù bolle, piano, sui fornelli.

Il profumo travalica i confini della sala da pranzo e segue il percorso dell’aspirapolvere a ritroso. Non urla: silenzioso si insinua fino alle camere da letto superando le porte chiuse. Raggiunge le narici dei familiari addormentati. Queste sono le domeniche che piacciono a Miriana. Si sveglia piano piano e immagina i gesti di sua madre mentre prepara la pasta fatta in casa. La vede bene, anche se se ne sta ancora sotto le coperte.

Pesata la farina, la riversa sul tagliere in modo da formare una piccola montagna. Scava la cima con la punta delle dita: sarà il nido dove racchiudere il cuore dell’impasto fatto di uova, un pizzico di sale e un filo d’olio. Poi, con una forchetta, mamma mescola il tutto. Un poco alla volta ingloba il resto della farina fino a quando la montagna bianca non si ripiega su sé stessa, addensandosi. Lei vi affonda le mani dalla pelle abbronzata e amalgama il tutto finché non diventa una palla compatta e uniforme. Un impasto adatto per essere tagliato e steso con il mattarello, fino a diventare una sfoglia sottile. Ancora un po’ di farina, per evitare che si attacchi. Mamma Pauli fa tutto con gesti che paiono carezze.

Miriana si alza. Ha sentito il rumore dello strumento con cui sua madre passa quei fogli di pasta. Diventeranno spaghetti o tagliatelle? La manovella gira. È già tardi, ma non troppo per il pranzo. La pasta fatta in casa con il ragù è così buona! Giù dal letto, forza! Lavarsi, vestirsi e a tavola.

Il bagno è occupato. Come sempre, di domenica mattina. Beh, tarda mattinata per la precisione...

“È pronto!” avvisa mamma Pauli. Sa che marito e prole sono in piedi. Li ha sentiti abbandonare le loro stanze. Ha riconosciuto il passo di ognuno e li sente litigare per l’uso del bagno. Mette in tavola le tagliatelle con il ragù, una delle sue specialità. Ridacchia, soddisfatta per aver buttato giù dal letto la sua famiglia evitando abilmente i musi lunghi da risveglio per aspirapolvere.

Il pranzo è spazzolato. Papà Pauli fa pure la scarpetta con il pane. “Non c’è niente di più buono della pasta fatta in casa. Questo sì che è mangiare!” Lui si appoggia allo schienale soddisfatto. Lascia le mani ai lati del piatto ripulito con cura; sugli avambracci è rimasta qualche traccia di malta. Di domenica è più facile vedere il colore dei suoi capelli, un castano chiaro spesso reso opaco da un velo di calce. Gli occhi circondati da zampe di gallina sorridono, soddisfatti per il pasto, e incrociano quelli neri della moglie. Si scambiano un muto cenno di ringraziamento.

Caffè, dolcetto e divano. Si accende un attimo la TV, magari c’è un film da vedere. Miriana spera che non ci siano partite di calcio o gare di corsa. Vorrebbe vedere un film mentre il fratellino ripete in continuazione il numero del canale dove mandano in onda i cartoni animati. Papà Pauli non molla il telecomando e lascia che i figli discutano fra di loro.

Parte il suono inconfondibile dell’aspirapolvere. “Ma, mamma…” esclamano in coro i fan del divano. Lei sorride candida, inclina la testolina mora e dice: “È caduta un po’ di farina sul pavimento, non posso mica lasciarla lì. Si potrebbe scivolare…”