Il sapore di casa

Il sapore di casa

di Anna Torcoletti

Sono le 11 e come sempre ringrazio mio padre per avermi regalato un’ottima posizione nel registro di classe. Sono la quart’ultima al riparo dall’occhio del Prof. e dal suo dito indice che pare voler indicare tutti tranne me. Ecco, adesso che l’ho pensato sicuro mi chiamerà, panico. Trattengo comunque il fiato che non si sa mai.

Fantastico!

L’ho scampata anche questa volta e posso dare libero sfogo all’arte del suggerimento. Ora mi sistemo per la fase due: “Salva la media dell’amica”.

A scuola siamo amici, probabilmente un giorno capiremo la differenza tra “compagni di classe” e “amici”, ma per adesso siamo sempre noi. Noi che soffriamo per un’interrogazione e noi che ci raccontiamo su una panchina.

A volte si ride per niente e spesso sono io che, manco a farci apposta, mi presento in classe con un occhio gonfio per colpa di un’ape che mi è entrata nel casco o con una scarpa diversa dall’altra perché  in camera era buio ed io troppo in ritardo per accendere la luce.

In classe mi diverto, rischio e m’improvviso ma non credo di aver mai superato il limite. Sì, la corda l’ho tirata forte e parecchie volte ma in fondo credo che faccia parte del gioco.

Succedono talmente tante cose a scuola, che poi quando arrivo a casa di nonna per pranzo non ho niente da raccontarle, anzi mi infastidisce la solita domanda:

“Com’è andata oggi?”

Ed io: “Bene” . E poi il silenzio.

Non mi va di raccontare che ho esultato perché non mi hanno interrogato, che sono arrivata in ritardo e che solo a ricreazione, tra l’altro mentre ero scesa a fumare, abbassando lo sguardo mi sono resa conto di avere una scarpa gialla ed una celeste. A mia discolpa erano entrambe da ginnastica. Che siano scarpe, jeans o felpe trovato un modello che mi piace poi metto sempre quello. In realtà non è proprio lo stesso, ne ho tantissimi in colori diversi.

Io quando entro a casa di nonna sono felice e tutto quello che è successo a scuola per me è passato ed esiste solo l’odore di casa.

Il gioco scatta da appena suono il suo campanello: mi appiccico con il naso alla porta cercando di annusare l’aria che secondo me dovrebbe passare da dentro a fuori. Ovviamente non sento nulla, ma già provo ad immaginare cosa avrà cucinato.

Rimango in silenzio, aspetto che mi apra la porta, tiro lo zaino sulla sedia, lotto un po’ con la giacca che proprio adesso ha deciso di trasformarsi in una camicia di forza. Secondo me lo fa apposta, così nonna riesce a baciarmi proprio lì.

Il punto più fastidioso al mondo? il bacio con schiocco nell’orecchio. Oddio che fastidio! Ma proprio quando sto per arrabbiarmi arriva a solleticarmi un profumino delizioso.

Io sto ancora cercando di liberare le braccia dalla giacca ma inizio ad indovinare annusando l’aria dal corridoio:

“Coda di rospo?”, “Risotto con gli spinaci?”, “Ciambellone di pizza”, “Minestrone “vero”?” (Per me il minestrone di nonna è quello “vero” perché tutte le mattine esce per andare al mercato a comprare la verdura: “vera”, appunto. Non come quello che fa mamma anche se mi piace lo stesso, ma è diverso perché non profuma la cucina).

Altra cosa da nonna si mangia primo, secondo e contorno e poi ogni tanto anche il dolcetto ma per quello lei è furba. Se lo vuoi buono devi ripassare verso le 18:30, lei lo avrà già sfornato da un’oretta  e noi potremmo mangiarlo mentre ci bacia l’orecchio. Noi perché ci vado con gli amici di scuola.