Mare, tinozza e fusilli

Mare, tinozza e fusilli

di Rita Fortunato

“Nonno, non credo che questo sia il mare” esclama Mara.

La bambina guarda il nonno e la grande tinozza di plastica nera, da sempre usata per metterci l’uva da pigiare. Sa che una volta schiacciati tutti gli acini si fa il vino, quello che nonno Leone mette sempre nel bicchiere a pranzo e a cena. Perché il vino buono fa buon sangue.

“Certo che è il mare! Non vedi che c’è l’acqua?”

È una calda giornata estiva. Mara voleva andare al mare. Certo, le piace la casa di campagna dei nonni, in mezzo a viti, ulivi e alberi da frutto ma quel giorno si è svegliata più capricciosa del solito. Guarda di nuovo la tinozza, dubbiosa se entrarvi o meno. Ci entra e assaggia l’acqua.

“Ma l’acqua del mare è salata!”

Il nonno fa un sorriso. È completamente calvo. Mara l’ha sempre visto calvo e con la carnagione così scura per una vita passata all’aria aperta tra sentieri montani da tracciare e campi da lavorare, che quasi quasi non sembra italiano ma un qualche indigeno della foresta pluviale. O un indiano. O, per la figura alta e sottile, un africano. Il nonno è sempre stato un po’ originale.

“E allora noi mettiamo il sale. Così basta?” domanda il vecchio Leone

Aveva previsto le incertezze della nipotina e si era portato dietro il sale da cucina, per rendere il tutto un po’ più reale.

“Non c’è la sabbia…”

“Eccola qui!” dice indicando la terra al di fuori della tinozza.

Si abbassa, ne prende una manciata e la butta nel contenitore. Mara la guarda mentre si deposita sul fondo. Sembra convinta. Il nonno se ne va. Prima di pranzo deve sbrigare alcune faccende.

La campagna è silenziosa. Mara sguazza un po’ nella tinozza come una paperella. Di tanto in tanto nonna Maria si affaccia alla balaustra della casa. Un immenso parallelepipedo con infissi e ringhiere in legno e pavimento in cotto rosa, tendente al rosso.

“Tutto bene?”

“Sì, nonna, sto facendo come mi ha detto il nonno. Faccio finta di essere al mare!”

Mara però è già annoiata. Guarda il cielo, esce dalla tinozza.

Si accorge che ha lasciato le impronte sul pavimento. Allora esegue un esperimento: sale le scale in cotto e lascia un’impronta per mattone, fino a quando non svaniscono per il calore. Scende, si reimmerge e torna a eseguire il procedimento. Non è male come gioco.

Torna nella tinozza e prova a stendere le gambe. Se incolla bene bene la schiena alla parete interna può calcolare il diametro di quel mare improvvisato.

“Se mi chiedono quanto larga è la tinozza, ora so che è larga tanto quanto la lunghezza delle mie gambe”.

Guarda di nuovo il cielo. Che noia! Mara decide di andar a vedere come se la passano i girini nel pozzo d’irrigazione a pochi passi da lì. Esce, controlla che le impronte si facciano via via meno definite. Si sofferma un attimo sotto le fronde dell’albero dei limoni, troppo aspri per i suoi gusti. Meglio le caramelle. Attraversa lo spiazzo di ghiaia a piedi nudi: ha dimenticato le ciabatte. Mara dimentica sempre di mettere le ciabatte, anche in casa. Raggiunge i girini.

Alcuni sono nati e sono proprio buffi quei puntini neri con la coda. Altri se ne stanno ancora a dormire in quella cosa gelatinosa attaccata ai bordi di quel pozzo tramutatosi in stagno. Nonno Leone le aveva spiegato che i girini poi sarebbero diventati rane. Mara aveva visto girini senza zampe e girini con delle zampette ma, rane non le aveva viste mai. Anche questa volta sono scappate. Eppure era sicura di essersi avvicinata pianissimo.

“Uffa! È più facile catturare le lucertole!” sbuffa la bambina.

Il sole scotta, ha di nuovo caldo. La spedizione girini è finita. Si torna alla tinozza. Cioè, al mare. Si immerge nell’acqua diventata tiepida e la nonna si affaccia di nuovo alla balaustra:

“Mara, vieni su. Il pranzo è pronto!”

Finalmente! Non sapeva più cosa inventarsi per far passare la mattinata.

Sale le scale lasciando le impronte e bussa alla porta finestra della sala da pranzo. Nonna Maria la sta aspettando con un asciugamano e i suoi vestiti.

“Vai a lavarti le mani e poi vieni a tavola”

“Ma nonna, sono stata in acqua tutto il tempo…”

Ha già visto la tavola apparecchiata. Ci sono carote e finocchi crudi e le ciotoline con il pinzimonio, cubetti di grana e di formaggi vari. E fette di pane dorato al forno per far le bruschette con un po’ d’aglio e un filo d’olio del nonno. Sul piano della cucina la nonna sta mettendo nei piatti fusilli con il pomodoro. Mara sa che sono cotti al dente. Il nonno Leone dice che la pasta non troppo cotta è più facile da digerire.

Nonna Maria guarda la nipotina da dietro i suoi occhiali da professoressa e, indulgente. “Va bene, lavati le mani qua nel lavello. Ecco il sapone e un canovaccio pulito ma, aspetta il nonno prima di mangiare”.

Nonno Leone non tarda ad arrivare. Anche lui si lava le mani nel lavello e le racconta che, quand’era bambino, porgeva al gatto il piatto vuoto così che il felino ripulisse con cura quei punti di sugo che lui non era riuscito a tirar su con il pane.

“Nonno, che schifo!”

“Eh, ai miei tempi la lavastoviglie non c’era ma, tranquilla, mamma li tornava a pulire prima di metterli via. E comunque, tutti anticorpi! A proposito, ti sei divertita al mare, stamattina?”

“Sì, ma adesso ho proprio fame!”

“Allora mangia! Nel frattempo ti preparo una bruschettina. L’olio di quest’anno mi è venuto proprio bene.”

Mara prende un pezzo di formaggio con una mano e, mentre se lo porta alla bocca con l’altra intinge un pezzo di finocchio nel pinzimonio. È uno scontro di sapori, ma sono tutti ugualmente buoni.

Finisce i due stuzzichini e si siede a tavola, la bruschetta è pronta nel piatto.

Arrivano i fusilli con il pomodoro, a Mara serve altro grana. Il nonno si versa il suo canonico bicchiere di vino. Anche la nonna si siede a tavola. È tutto pronto.

“Buon appetito” dicono in coro.