Il benessere non è una rinuncia

Il benessere non è una rinuncia

di Alessandro Piemontese

Le chiamo dioincidenze. Non le chiamo né destino e né serendipity. Si dice che un minimo battito d’ali di una farfalla possa provocare un uragano in un'altra parte del mondo. E gli uragani hanno sempre un nome femminile.

Laura.

Tornare a Bari per un corso, pensare di incontrarti, vederti sfilare in bici sul lungomare. Non riuscire a dirti nulla. Lasciarti scorrere come le occasioni che è bello perdersi. Perché è meglio amare e perdere che vincere e non amare mai. Mi prendo in giro con l’ennesima scusa che abilmente mi costruisco ogni volta; ogni volta che mi sei passata davanti. Scuse che mi fanno stare tranquillo nella mia zona di comfort, nei miei rituali, con il cuore in cassaforte. Sette anni senza di te e solo sette secondi per rivederti e non dirti niente.

Il benessere non fa rima con rinunce. Star bene vuol dire assecondare il ritmo del cuore, sentirlo, liberarlo dalle doppie mandate in cui l’abbiamo chiuso.

Respiro, mi volto e scatto.

Come tutte le scene dei film d’amore che mi hanno sempre emozionato. Mi guardo dall’alto scansare persone, saltare guinzagli di cani a passeggio, e se salto quella panchina come la staccionata di Nino Castelnuovo, recupero sicuramente molti secondi.

“Stu scem!” Urto inavvertitamente una signora.

Fortuna che siamo sul lungomare così riesco ancora a scorgerti tra la folla. Continuo a correre, supero bambini e supersantos, rischio di capitolare più volte perché quando guardi avanti perdi di vista i piedi e gli intralci. Scavalco l’orgoglio, quello che mi ha fatto perdere te per l’insensato trofeo di avere l’ultima parola, lo lascio alle spalle. Supero le incomprensioni, le volte che non ti ho capita, i baci che non avrei voluto vedere quando non eravamo più niente.

E questa rincorsa è la cosa più terapeutica che io abbia mai affrontato. Corro in avanti andando verso il passato e ogni ricordo spiacevole che lascio per strada è un peso in meno, una tossina in meno che mi rende tutto più facile.

Non so se mi senta più in uno spot della Nike per il lancio dell’ultima collezione da running o Hugh Grant che rincorre l’ennesimo amore che si è lasciato scappare. Di una cosa sono certo; non ho più il fiatone. Tutto l’allenamento di questi mesi al campo di atletica, il contapassi acquistato su Amazon, il cambio di alimentazione trovano un senso. Ora.

Rischio di perderti ancora perché il lungomare ad un certo punto finisce, il mare no.

Mi infilo in un dedalo di stradine cercando di prevenire le tue scelte. Conosco queste strade come le mie tasche, come la tua schiena, e rischio tutto scegliendo Via Giordano.

Sei tu, mi stai venendo incontro e anche se non ho più il fiatone non so veramente cosa cazzo dire.

Lascio passare prima un’altra bicicletta e poi mi faccio vedere. I freni fischiano, le orecchie pure.

“Ma che ci fai qua?” Le sorridono gli occhi.

“Un mio caro amico tiene un corso sullo storytelling”

“Storyche?”

E niente. Quelle sere con un piatto di pasta, la tv spenta, un buon vino, l’energia, l’intesa, quelle sere in cui non ci serviva altro che noi. Tutte le volte in cui ci bastavamo.

“Ma perché ci siamo lasciati?”

Abbassa gli occhi e poi guarda avanti. La bici che avevo fatto passare è guidata dal suo presente e nella rincorsa non avevo visto che erano in due, insieme.

Il benessere non fa rima con rinuncia. Ora lo so.