L'esperienza di un viaggio

L'esperienza di un viaggio

di Anna Torcoletti

Dicono che se aspetti il momento giusto, poi non fai più nulla.

Lo credo anch’io, anzi nel tempo ho capito che a volte “aspettare” significa “rinunciare”. Rinunciare perché non si ha il coraggio di iniziare ed io sono stanca di avere addosso quest’ombra e allora lo faccio.

Prenoto il volo che mi risuona in testa da anni. Bali mi chiama ed io voglio rispondere.
Via d’improvviso le scuse che mi son data, per non ascoltare quella voce dentro di me.

Sì. Tutte le scuse che un essere umano può trovare io le ho usate: dal lavoro fino alla lingua; dall’essere sola allo stare in coppia; dal passaporto ai vaccini.
Nonostante negli ultimi anni abbia ribaltato la mia vita, continuavo a vivere nel passato.

Mi sono resa conto che c’è una scadenza quasi per tutto e allora via, faccio il salto e prendo il volo.

Fermi tutti, non parto domani però.

Io oggi ho prenotato un volo che partirà tra 6 mesi.

“Chissà quante cose potranno succedere”. Mi ripetevo e nessuno in famiglia credeva che sarei partita, probabilmente nemmeno io.
Sono stata indecisa fino all’ultimo, fino a quando non ho realizzato di essere in aeroporto.

Nemmeno a pensarci, questi 6 mesi sono volati ed io come al solito ho iniziato a fare la valigia 3 ore prima di partire. L’unico dettaglio? Non stavo partendo per 5 giorni. Così piano piano ho iniziato a realizzare quello che stavo facendo. Meglio tardi che mai, dato che adesso sto guidando verso l’aeroporto.

Io quando guido penso, e guido spesso ma al mio viaggio non avevo proprio voluto pensarci. Credo che in fondo mi innervosisse l’idea di lasciare tutto per così tanto tempo. Quel tutto che mi aveva assorbito talmente tanto da immaginare di rinunciare.

Rinunciare al mio viaggio. Per fortuna sono in macchina e non torno indietro.

Arrivo in aeroporto con largo anticipo, non è da me, ma dato che sto facendo esperienze nuove perché non provare anche l’ebrezza di essere in anticipo?

Qui con le gambe appoggiate al carrello delle valigie, realizzo che non ho salutato quasi nessuno e che negli ultimi mesi sono andata avanti con pasti da me arrangiati.

Non mangio una pizza da due settimane, non ci avevo pensato.

Mi va un primo al pesto, non ci avevo pensato.Mi rendo conto che sono mesi che mangio quello che mangerò nei prossimi venti giorni: pollo, riso, cereali e pesce.

Mi va la pasta, quella che non mangerò di sicuro in mezzo alla giungla o in un’isola senza corrente. Non ci penso ma ci penso mentre volo.

Volo per 24h dove penso a tutto, anche a costruire un teletrasporto, ad accorciare la Russia, mentre sto con il naso spalmato sullo schermo del sedile difronte, seguendo la rotta dell’aereo. E ho anche guardato le novità cinematografiche in cinese, con i sottotitoli in inglese (grazie).

Sono a Bali, in realtà se volessi un piatto di pasta potrei trovarlo ma qui proprio non mi va ed il desiderio si fa piccolo ma non immaginavo con che potenza sarebbe poi esploso al ritorno a Fiumicino.

Ho appena recuperato la valigia, non mangio da 24h, sempre quelle del volo dove mi sono finta vegetariana senza sapere che non era previsto un menù veggie friendly, qui mettono il pollo anche nell’anguria.

In Italia sono le 18:30 per me sarebbe notte fonda ma sono attiva come fosse mezzogiorno ed in cerca di tortiglioni e pecorino.

Li ho trovati ed ora sogni tranquilli!